CORMONS

CORMONS

Il nonno Sandrino fu a Cormons dai primi di febbraio del 1917 al giugno dello stesso anno. Lo testimonia un corpus di 47 lettere che scrive alla giovane moglie Alba rimasta a Rimini (per intenderci: circa 9 lettere al mese, più di 2 alla settimana)

Le vite, a quei tempi, erano piene di vicissitudini: si era sposato con la sua adorata Alba il 13 febbraio del 1915 e, dopo un mesetto, la loro vita in comune fu funestata dalla morte del fratello di lui, Goffredo, che morì ventenne per una indigestione (così si disse in famiglia: più probabilmente si trattò di una appendicite acuta per cui a quel tempo non c’era tanto da fare). In Europa intanto era scoppiata una guerra che sembrava lontana ma già dal mese di maggio l’Italia ne fu coinvolta.

A consolare di questa improvvisa perdita sopraggiunse tuttavia la notizia della dolce attesa di Alba: la primogenita Letizia nacque, a coronare il bellissimo sogno d’amore dei genitori, il 28 aprile del 1916, ma anche qui non ci fu molto da star tranquilli perché, proprio in quei giorni, Rimini fu percorsa da numerose scosse di terremoto che culminarono il 15 agosto con una scossa più forte delle altre portando, oltre che morti e feriti, sfollati in ogni dove.

Sandrino fu incaricato, in qualità di geometra, di redigere una stima dei danni provocati in numerose abitazioni del centro e questo gli consentì probabilmente di scampare alla leva: non dimentichiamo infatti che la Guerra (che poi si sarebbe rivelata la Prima mondiale) cominciava ad infuriare anche nei territori confinanti con l’Impero Austro-Ungarico e che truppe di soldati erano appostate nella zona del Trentino e dell’Isonzo.

Terminato il lavoro di ricognizione dei danni del terremoto, Sandrino si impiegò come capo reparto autisti presso una ditta che trasportava brecce e sassi e ghiaie tratte dalle cave del Carso, contribuendo, anche se indirettamente, alle vicende belliche del fronte. In pieno inverno, dovette lasciare Rimini e la moglie che intanto aspettava un secondo figlio e trasferirsi a Cormons, cittadina molto contesa fra Italia e Austria in quegli anni.

Per sua stessa ammissione, i bombardamenti del fronte erano piuttosto lontani e non corse mai pericolo. Poté tornare a casa solo qualche giorno ai primi di aprile del 1917 per la nascita della sua secondogenita Lyana (che fu presto data a balia a Coriano) e tornò definitivamente a casa verso i primi di giugno poiché la ditta da cui dipendeva non ottenne più l’appalto per l’estrazione e il trasporto di sassi e ghiaia per il rifacimento delle strade, incarico che fu affidato ad aziende locali. Fu una vera fortuna perché da lì a pochi mesi Cormons passò agli austriaci e proprio su quel fronte si consumò la Disfatta di Caporetto: se il nonno fosse stato nei paraggi sarebbe stato un disastro.

Nelle giornate lontano da casa, il suo pensiero è sempre per Alba e per Letizia (che ha circa 1 anno), Lyana non è quasi mai nominata né prima di nascere e raramente anche dopo, tanto che mi sono chiesta se veramente Alba fosse incinta in quei mesi.

Eppure, sì: Alba da marzo si trasferisce a Mercatino in casa Bonifazi dove la suocera Marina la accudisce nell’ultima parte della gravidanza. Al momento del parto e nei giorni seguenti le prepara energici “zabajoni” per tirarla su. Sandrino, nelle sue risposte, accenna al fatto che lei “ha un gran nervoso”, il che forse significa che si sentisse triste e stressata lontano da lui e dai suoi, in casa della suocera.

Ma questo riguarda quella parte della storia che viene normalmente detta “di famiglia” e che apparentemente non ha nulla di significativo.

Tuttavia, un evento piuttosto importante proietta la piccola “storia” del nonno nella grande “Storia” del nostro Paese: esso viene narrato nella lettera del 20 maggio (1917), una delle ultime, ed interrompe la monotonia di quel lavoro lontano da casa e, per giunta, inutile per le vicende belliche:

“Questa mattina mentre con l’automobile giravamo per i lavori abbiamo avuto occasione di prendere su il tenente aviatore Ruffo di Calabria che ha già abbattuto ben nove aereoplani [sic] austriaci. Anche questa mattina in combattimento aereo ha abbattuto un altro apparecchio nemico, ma sopraggiunti altri all’improvviso gli hanno rovinato con i colpi di mitragliatrice il suo, di maniera che è stato costretto ad atterrare vicino alle nostre cave e abbandonare il suo aeroplano. Si è salvato per miracolo. Lo abbiamo subito accompagnato al suo campo d’aviazione, sopra Udine, a Campoformido, dove abbiamo pure conosciuto il capitano Baracca di Lugo che ha già abbattuto 11 aeroplani nemici… “.                                        

Folco Ruffo di Calabria
Folco Ruffo di Calabria

 

Gli dovette sembrare una grande impresa, quella di essere d’aiuto a Ruffo di Calabria che faceva parte della 91°squadriglia aerea di Baracca (la cosiddetta Squadriglia degli Assi, per la perizia e i successi dei piloti che la componevano), e soprattutto di incontrare quest’ultimo, suo conterraneo e quasi coetaneo, visto che era nato a Lugo ed aveva solo due anni più di lui.

Si concluse con questo avvincente episodio la partecipazione del nonno alla Prima Guerra mondiale, ma nei suoi racconti potè sempre dire di avere incontrato gli Assi dei cieli, e che anzi erano suoi amici.

Francesco Baracca                                                                                                                                                    

Lorenza Bonifazi

 

 

 

 

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Archivio Bonifazi, Faldone 19 e 19 bis

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