STORIA DI UN COGNOME

Il 15 maggio del 1826, Alessandro Sante Gambetti, Notaro in Mercatino del Talamello nonchè mio antenato, decide di consultare l’illustre avvocato Chiodi di Roma per chiarimenti circa il comportamento da tenere intorno all’eredità Casanovi di Sant’Agata Feltria, chiedendo un parere sul da farsi.

Per chiarire la vicenda al suo interlocutore racconta, documenti alla mano, che nel 1814 tal Francesco Casanovi di Sant’Agata stabilì che, dopo la morte della Sig.ra Francesca sua Consorte erede usufruttuaria, suo Erede universale proprietario con piena ragione istituì, dichiarò, e colla viva voce della propria bocca nominò, e vuole che sia il Sig. Pietro figlio del Sig. Biagio Mattei Gentili, ora abitante nel Mercatino di Talamello” specificando “Come pure ordina , e vuole, il detto suo erede… assuma il cognome di Casa Novi, e tenga casa aperta in S. Agata; e, contravvenendo l’erede istituito a tale disposizione, decada dall’eredità”.

Il testatore Francesco Casanovi morì nel 1817, anno in cui l’erede Pietro Mattei Gentili aveva solo nove anni, ragion per cui suo padre Biagio Mattei Gentili presentò una supplica al Papa onde ottenere per il figlio una dispensa al fine di attendere ai suoi studi fuori di Sant’Agata.

Ssmus attentis expositis benigne annuit, ut Oratoris filius in caducitatis ..a defuncto Francisco Casanovi comminatam non incuotat usque ad annum decimum octavum sue etatis, ut namque studiorum causa commovetur extra oppidum S. Agathe Feltrie”: in pratica  il Papa, scomodato per così grave problema, rilascia una proroga fino al compimento del diciottesimo anno del nominato erede Pietro, il quale tira un sospiro di sollievo fino a quando, appunto al 1826, tutti i nodi vengono al pettine e, se non vuol perdere cognome ed eredità, dovrà andare ad abitare a Sant’Agata.

Ed è a questo punto che Gambetti, consultato, chiede lumi all’avvocato romano: possibile che non si possa far nulla per questo ragazzo che non ne vuole sapere di andare a Sant’Agata e per giunta in una casa fatiscente?

La salomonica risposta non si fa attendere e l’avvocato Chiodi suggerisce di chiedere una nuova proroga di altri tre anni con la scusa che l’erede deve studiare(?).

In quanto poi ad ottenere l’esenzione totale dal peso di abitare in S. Agata, sarà necessario far qualche prova che l’abitazione è incommoda, che vi vuole della spesa per ristorare la casa, che si tratta di una piccola terra, e che nulla interessa che vi abiti una famiglia di più. Dietro queste prove credo che non vi sarà difficoltà di ottenere la totale deroga a questa legge del Testatore”.

L’avvocato romano aggiunge anche che non risulta alcun reclamo da parte dei parenti diretti del fu Francesco Casanovi.

In realtà, fra le carte del mio antenato, si leva timida e inascoltata una memoria fatta dai pochi parenti del testatore che si stupiscono che Francesco Casanovi abbia agito in tal modo, “non può dirsi se indotto o sedotto, posposto avendo con tale disposizione i consanguinei ed affini ad uno che per linea di sangue…non gli apparteneva”. Per giunta fanno notare che, non solo l’erede non ha mai dimorato a Sant’Agata ma se ne sta “a Mercatino colla famiglia paterna glorioso e contento, e che anzi ha alienato ivi il bel Palazzo esistente”.

La memoria, indirizzata a una Eccellenza Reverendissima non ben identificata e che evidentemente non aveva alcun peso, non arriva da nessuna parte e non sortisce alcun effetto. Dal 1826 Pietro Mattei Gentili aggiunge al suo cognome anche Casanovi (o Casanova).

Ed è questo altisonante cognome che viene impartito al figlio di Pietro, Luigi e poi alla di lui erede di primo letto Marina Mattei Gambetti Casanova che sposerà il mio bisnonno Giuseppe Bonifazi (con un cognome solo).

Palazzo Mattei a Novafeltria

 

Lapide funeraria di Luigi Mattei Casanova nella cappella di famiglia a Novafeltria

 

Giuseppe Bonifazi (il più alto col cappello) e la moglie Marina Mattei Gambetti Casanova biancovestita seduta sotto di lui in seconda fila

Archivio Bonifazi: faldone 4 Luigi Mattei, cartella 1